01/12/2005

Eolo: auto ad aria "non parte", mancano prove su rendimenti
giovedì novembre 24, 2005 6. 23

di Massimiliano Di Giorgio
ROMA (Reuters) - Rischia di non vedere mai la luce in Italia la Eolo, l'auto
ad aria compressa, che secondo i suoi inventori francesi può percorrere 200
chilometri con un pieno al costo di neanche un euro.

Non per un complotto delle multinazionali del petrolio -- come ipotizza
un'e-mail che da alcuni mesi gira sulla posta elettronica di migliaia di
persone e anche su alcuni siti Internet -- ma perché la società italiana non
ha mai ricevuto i macchinari per produrla e, soprattutto, perché mancano
informazioni sui veri rendimenti della vettura, cioè sulla sua autonomia, ha
detto oggi a Reuters il presidente dimissionario della Eolo Auto Italia.

E senza mai essere uscita dalla fabbrica la Eolo, costata finora almeno 6
milioni di euro di investimenti secondo uno dei soci della società, forse
non produrrà altro risultato che il prossimo licenziamento di una settantina
di operai e uno scontro in tribunale con la casa-madre francese della
vettura.

Fu alla fine del 2001 che l'auto ad aria compressa fece la sua apparizione
in Italia: non negli autosaloni, ma sui giornali e negli opuscoli della Eolo
Italia Auto, partner della francese - ma registrata in Lussemburgo - MDI.

L'auto, che si era vista poi al Motor Show di Bologna, avrebbe dovuto essere
sul mercato già nell'autunno del 2002, come aveva raccontato allora a
Reuters il vicepresidente della società.
Per questo la Eolo Auto Italia aveva aperto un sito Internet e cominciato a
raccogliere le prenotazioni per una vettura dal costo di circa 10. 000 euro,
che nelle promesse non avrebbe prodotto inquinamento, espellendo solo aria a
una temperatura di 20 gradi sotto zero, e che per fare il "pieno" avrebbe
necessitato solo di una spina elettrica, cui collegare per qualche ora il
compressore interno da 300 atmosfere, raggiungendo una velocità fino a i 110
km orari.
Ma a un certo punto, un ritardo "burocratico" non meglio precisato provocò
un primo rinvio, e le prenotazioni dell'auto furono sospese.

UN RINVIO DOPO L'ALTRO
Di rinvio in rinvio si è giunti alla fine del 2005. Nel frattempo la società
ha chiuso il suo sito web, ma ha rilevato lo stabilimento di una azienda
francese con sede a Frosinone, la Schlumberger, che prima di fallire
produceva tra l'altro contatori elettrici per la Enel. E ha rilevato anche i
suoi 74 operai in mobilità, assicurando di impiegarli nella catena di
montaggio della "auto ecologica".
Nei primi mesi di quest'anno, poi, il nuovo prototipo della Eolo -- che i
francesi chiamano invece CATs, Compressed Air Technology Systems -- si è
visto girare per le strade della capitale.

Sul sito della MDI (http: www. mdi. lu), è scritto che "la disponibilità
effettiva (dell'auto) sarà effettiva nel primo semestre del 2006", anche se
si precisa che il planning non è ancora completamente definito e che "in
condizioni finanziarie sufficienti, resteranno allora circa 12 mesi di
lavoro sulla MiniCATs, prima di accelerare la fase d'industrializzazione".

Nel frattempo, sono stati realizzati almeno tre prototipi: un'auto da città,
un trattore e un gruppo elettrogeno.

Ma i soci della Eolo Auto Italia hanno perso la pazienza, e dopo aver
investito "12-13 miliardi di lire in Italia e in Francia" praticamente senza
ritorno, come ha detto a Reuters l'ex presidente Giuseppe Martellucci, hanno
deciso di fare causa alla MDI.

La società si trova anche sul punto di licenziare i 74 operai, che finita la
cassa integrazione sono passati sul suo libro paga senza mai vedere la
catena di montaggio, ha detto Giuseppe Bussotti, presidente e amministratore
dimissionario.

"DOBBIAMO LICENZIARE GLI OPERAI"

"Abbiamo dato mandato a uno studio legale di citare la società in tribunale
- ha detto Bussotti, parlando della MDI, che fa capo a Guy Negre, il
progettista dell'auto ad aria compressa - perché non hanno rispettato il
contratto"

La causa, ha aggiunto Bussotti, dovrebbe svolgersi in Lussemburgo.
Gli operai, ha spiegato Bussotti, "sono sul libro paga della Eolo, ma non
sono stati pagati, perché ci sono queste difficoltà. Dobbiamo licenziarli:
come possiamo pagare 74 persone senza produrre nulla?".



"Ci sono stati consegnati solo alcuni macchinari, ma non le distinte dei
pezzi, dunque non si è mai potuto produrre nulla", ha detto Martellucci,
secondo cui la società "ha bisogno di sospendere il progetto in Italia", pur
se la Eolo ha "un'evoluzione tecnica all'avanguardia" e "il motore è di
grandi livelli. . . ci basterebbe per andare sul mercato".



Per Bussotti, invece, il problema principale è che i tecnici della MDI "non
sono mai stati in grado di dirci i veri rendimenti dell'Eolo", cioè di
indicare l'effettiva autonomia dell'auto con un "pieno" d'aria.

"Non sono un tecnico", ha aggiunto il presidente, "ma secondo me non
riescono ancora ad avere rendimenti importanti, non hanno ancora trovato il
modo di trasformare e conservare la potenza".

"Le speranze di poter arrivare a produrre l'auto ci sono ancora - ha ammesso
Bussotti - Ma siamo onesti: è probabile che non potremo farlo".

Non è stato possibile raggiungere per un commento i responsabili francesi
della MDI.
 

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